Passeggiando tra i luoghi di Elsa

«Le isole del nostro arcipelago, laggiù, sul mare napoletano, sono tutte belle».

Così esordisce L’isola di Arturo, e subito nel libro trovano spazio e tempo le descrizioni di Procida. L’isola emerge in tutta la sua bellezza: ci si ritrova nelle “straducce solitarie chiuse fra muri antichi”, tra i “frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali”, sulle spiagge “dalla sabbia chiara e delicata”.
Il territorio che trova ospitalità nel romanzo è chiaramente riconoscibile, al punto che è possibile individuare itinerari da proporre ai visitatori che vogliano fare la conoscenza dell’isola di Arturo, nei suoi percorsi più tipici.
Eccone un esempio, tra i tanti percorsi possibili. Le case, racconta la Morante, “da quelle numerose e fitte giù al porto, a quelle più rade su per le colline, fino ai casali isolati della campagna, appaiono, da lontano, proprio simili a un gregge sparso ai piedi del castello, che domina la vetta più alta”.
E la vetta più alta è la Terra Murata, che compare in lontananza da Callia, da dove si diparte un itinerario tutto in salita. Lungo la ripida salita dei Due Mori (San Rocco), si arriva alla Piazzetta del Monumento (Madonna delle Grazie), da cui si diramano quattro vie.
Una, appunto, la scarpata dei Due Mori (discesa di S. Rocco); un’altra che scende verso il porto (via P. Umberto); una terza, in opposizione alla piazza, che si dirige alla Vigna, dove si trova la Casa dei Guaglioni; e l’ultima, la più ampia, che sale fino alla rocca della Terra Murata, la contrada del Penitenziario.
Da lassù, l’isola appare lontanissima, con “la sua forma di delfino, fra i giochi delle spume, coi fumi delle sue casette e il brusìo delle voci”. La terrazza generosa che si affaccia sulla Corricella, offre “la vista del mare aperto all’infinito, di una freschezza celeste”.
A questo punto, siamo di fronte alla porta gigantesca della Terra Murata, con la volta di pietra.
Al di là della porta a volta, si arriva alla Piazza Centrale; a sinistra, l’entrata dell’ex penitenziario.
E poi, la collina sale fino al Castello antico che custodisce “un borgo popoloso, con chiese antiche e conventi”.
Sì, le isole del nostro arcipelago sono tutte belle… anche di notte, sotto “il firmamento, dove cammina Boote, con la sua stella Arturo”. 

L’isola di Arturo
Arturo Gerace nasce e vive a Procida la sua infanzia e adolescenza. Rimasto orfano di madre, attribuisce al padre le caratteristiche di un eroe, al quale lega i propri cicli vitali aspettando i suoi ritorni così come si aspetta l’alternarsi delle stagioni.
Il padre è scontroso ed inarrivabile, ma per Arturo rappresenta l’ideale dell’eroe bello, invincibile. Un giorno il padre conduce a Procida la sua nuova moglie: Nunziatina. In un primo tempo, Arturo sente per Nunziatina un’avversione profonda ma poi se ne innamora. Questo amore lo fa soffrire e si intensifica quando scopre che suo padre è omosessuale.
Arturo decide di lasciare Procida per sempre.

Naviga sulla mappa per scoprire i luoghi di interesse

La maggior parte delle persone pensa che il contenuto di questo articolo sia interessante
Cosa pensi di questo contenuto?
  • interessante 
  • mediocre 
  • noioso 
  • utile 
  • bello