Intervista al Sindaco Raimondo Ambrosino: “Lavoriamo insieme per il bene di Procida”

Sono passati 13 mesi dall’elezione a Sindaco di Raimondo Ambrosino. E’ forse utile tentare un primo bilancio amministrativo dopo questo periodo, rivolgendo al Sindaco alcune domande:

Un anno fa la sua elezione a Sindaco. Entusiasmo e speranza per questo cambiamento. La sua squadra è partita con slancio e lei ha dedicato molto tempo a cementare l’unità all’interno dei componenti la lista che provenivano da esperienze sociali e politiche diverse. A che punto oggi è la coesione nella squadra rispetto all’inizio?

Cosciente che si proveniva da esperienze diverse e con sensibilità diverse, ho ritenuto da subito dare molto importanza al lavoro di squadra la squadra. Il pericolo più grande che una squadra di Amministratori corre è quello che i singoli componenti, ricevuto l’incarico, vadano per conto proprio. L’individualismo in politica non paga. Un Assessore può essere anche bravissimo, ma se non riesce a stare in sintonia con tutti gli altri, la sua bravura non va a vantaggio del paese. Vedo oggi la coesione nella squadra più matura: ci conosciamo di più e c’è tra noi un confronto dialettico vivo che non esclude anche differenze di vedute. Ma non mi illudo, perché so che se vogliamo rimanere coesi dobbiamo lavorare affinché questa coesione si consolidi ogni giorno. Per questo ci incontriamo ogni giovedì e manteniamo fede a questo appuntamento al di fuori dei momenti istituzionali di Giunta o di Consiglio. E poi sono sempre a disposizione dei singoli Assessori per verificare insieme ogni scelta, ogni difficoltà…. La mia funzione principale nel gruppo è quella di garantire unità, coesione, confronto franco. Le diversità di vedute devono esserci perché allora c’è ricchezza di idee e di proposte. Non tutto è scontato…. Il paese ha però bisogno di vedere un gruppo di persone che lavorano unitariamente per il bene di tutti. Procida, forse, non ha mai avuto un collettivo così forte.

Si sentono però tra tante voci concordi anche voci discordi e critiche da parte dei cittadini sul vostro operare.

Guai se non ci fossero critiche. Certamente in un anno abbiamo potuto realizzare ancora poco, anche se sfido a trovare un’Amministrazione che in un anno abbia potuto realizzare quanto è stato fatto. C’è però da dire ch, per il confronto continuo che portiamo avanti con i cittadini, si è creato una grande aspettativa di democraticità e di partecipazione. Tuttavia il cittadino deve sapere che ci sono tempi necessari e indispensabili per attuare certi provvedimenti. Non tutte le risposte si possono dare subito e quando i problemi sono complessi la fretta potrebbe essere cattiva consigliera, perché ci porterebbe ad offrire risoluzioni superficiali. Inoltre quando si prende una decisione, dopo aver ascoltato il parere della Minoranza in Commissione e quello delle categorie interessate, può succedere che quella decisione non potrà soddisfare tutti e qualcuno disapproverà. Il lavoro di sintesi, in definitiva, spetta alla politica e il politico non deve temere l’impopolarità per certe soluzioni. Il bene comune penalizza sempre un po’ il bene del singolo. Per esempio, i cittadino che era abituato ad essere servito dalle linee L1 e L2 se non mette in conto la possibilità di servire meglio con le Circolari i procidani che abitano a Punta Serra o a Punta Solchiaro, sarà sicuramente scontento delle soluzioni adottate.

Dino

ph. by Stefano Vitiello

Proprio a riguardo della mobilità del trasporto urbano c’è stata, e forse c’è ancora, una critica diffusa….

Lo so e tutte le critiche le ho recepite profondamente, riflettendoci. Ma ritengo che le sperimentazioni vadano fatte. Se a fine settembre, valutando tutti gli aspetti, ci renderemo conto che è stato un fallimento, sarò il primo a rinunciarvi. Un paese che non cerca alternative e che lascia le cose come stanno per quieto vivere è un paese destinato alla barbarie dei prepotenti e dei furbi. E noi non vogliamo lasciare andare il paese alla deriva. Volendo potenziare il trasporto nelle periferie non avevamo scelta. Oggi non solo abbiamo una frequenza maggiore nelle zone più periferiche, ma in luglio e agosto abbiamo potenziato la linea centrale L1. E si potenzia il trasporto pubblico per scoraggiare l’uso della macchina. Il nostro sogno sarebbe quello di aiutare i procidani a capire che l’auto deve servire per i grandi viaggi e per delle necessità urgenti. Anche perché Procida non ha una rete stradale idonea a sopportare un numero così alto di auto e motorini. In accordo con i commercianti vogliamo omaggiare quei cittadini che scelgono di recarsi a fare la spesa con l’autobus. Vedo inoltre che molti commercianti hanno istituito il servizio a domicilio. Questo è molto importante perché le persone anziane  sono quelle che più soffrono per il traffico stradale. Dobbiamo avere molto a cuore le persone anziane. Aver cura degli anziani è uno dei segni più grandi di civiltà di un paese.

Abbiamo sentito critiche anche sulle strisce blu introdotte in alcune strade.

Negli anni è nata tra la nostra gente l’abitudine di parcheggiare dovunque, creando ingorghi pericolosi, privando lo spazio ai pedoni, inquinando l’atmosfera, parcheggiamo alcune volte anche davanti al negozio dove si fa la spesa. Dobbiamo capire che le nostre strade, di limitate dimensioni, non possono diventare parcheggi. Nessuno l’ha mai evidenziato fino ad oggi e si è fatto un grande errore facendo credere ai procidani che sugli spazi pubblici si potesse fare tutto quello che si vuole. Per decenni nessuno ha previsto che l’aumento annuo di moto e auto avrebbe prima o poi avute conseguenze devastanti sulla nostra isoletta a livello di vivibilità e di identità. Tutti oggi ci lamentiamo sul traffico, ma se si prende qualche decisione difforme dal passato subito la si critica. Ben venga la critica, ma ci dicano anche come pensano di risolvere il grosso problema. In alcuni paesi, se non si possiede un posto dove parcheggiare l’auto non puoi comprare l’auto, proprio perché mancano gli spazi pubblici da destinare a Parcheggi. Non dimentichiamo che molte persone sono morte sulle nostre strade, spesso anche persone  anziane. Gli incidenti, purtroppo, sono continui e ripetuti.

Il programma che avete presentato all’elettorato presentava punti di forte rinnovamento soprattutto nelle modalità di gestire il potere politico. Poi siamo venuti a conoscenza che avete trovato una situazione comunale molto disastrosa, con grosse carenze dal punto di vista economico, per cui ci vorranno anni e anni per risalire e molti sacrifici da parte della collettività. Carenze anche di personale perché non si può ripristinare l’organico assottigliato per i pensionamenti. Oggi uno degli sforzi quotidiani è trovare i fondi per pagare i dipendenti comunali. Pertanto, presi da queste emergenze, avete spesso dovuto accollarvi anche il lavoro amministrativo lavorando con gli uffici comunali. Lavoro che non spetterebbe a voi politici.

E’ vero, non spetterebbe a noi occuparci di tutti i procedimenti operativi, per esempio dell’attuazione degli eventi culturali, dei lavori pubblici, dei rischi economici, della risoluzione concreta della viabilità, dei trasporti, delle spiagge, del parco di Nettuno, della raccolta differenziata, dell’abusivismo e quant’altro c’è da fare nel paese. Tutti lavori che sono affidati per legge alla responsabilità degli uffici comunali. Sono gli uffici che ricevuto l’indirizzo politico su una data questione, o su una delibera, devono provvedere a realizzare quel tale provvedimento. Ma anche su questo ci siamo resi conto che non era stato ancora avviato quella formazione degli uffici all’autonomia procedurale. Per cui oggi siamo ancora nella fase di dover sostenere materialmente gli uffici e vediamo ancora il Dirigente e l’Assessore che insieme montano un palco o fanno i conti per far quadrare il bilancio o vanno a verificare di persona la raccolta dei rifiuti. E’ una anomalia, ma nell’emergenza non possiamo fare altrimenti. Dal punto di vista politico l’isola è veramente in una situazione disastrosa. Per fortuna abbiamo incontrato tanti cittadini che volontariamente si sono messi al nostro fianco e lavorano con noi.

Siamo ancora lontani dall’attuazione del programma politico presentato al paese?

Abbiamo sempre davanti il programma presentato agli elettori e in questo momento ci siamo concentrati su alcuni punti qualificanti e necessari che non esauriscono il tutto: salvaguardare l’identità dell’isola, migliorare la vivibilità negli spazi pubblici, sollecitare la partecipazione dei cittadini, essere trasparenti in tutto quello che si fa, tutelare la sanità pubblica che oggi viene messa seriamente in discussione con l’eliminazione del nostro Pronto Soccorso.

Sulla partecipazione dei cittadini ci sono vari modi di intenderla e viverla. Quale la sua visione a riguardo?

C’è da dire che, come a livello nazionale, anche sull’isola non c’è per la vita politica la cultura della partecipazione. Molto estesa la cultura del giudizio e della critica ma non quello della proposta e della partecipazione ad un gruppo di lavoro politico. Fino ad oggi tranne qualche esempio sporadico non ci sono stati esempi duraturi di cittadinanza attiva. Di fronte alla nostra apertura alla partecipazione, qualcuno è arrivato erroneamente a pensare che su ogni problema il Sindaco avrebbe dovuto interpellare tutti i cittadini. E’ vero che esiste lo strumento del referendum cittadino, ma esso va attuato quando ci sono problemi tali da portare il Consiglio Comunale a deliberare una tale scelta. Sono i cittadini che, riuniti in associazioni o in gruppi di interessi, diventano interlocutori validi su determinati problemi. Basta vedere come agisce oggi il Gruppo di Cittadinanza attiva, o le Associazioni dei Commercianti, degli Operatori turistici… Per questo abbiamo aperto un dialogo nuovo con le associazioni, creando un coordinamento ed un direttivo. Siamo inoltre sempre aperti al confronto con quei gruppi di cittadini che hanno approfondito un aspetto e vogliono offrire un loro contributo. Per scelte nuove e importanti, come è stato per il riassetto di Marina Grande o per altri problemi, abbiamo sempre invitato i cittadini ad una pubblica assemblea per ascoltare il loro pensiero.

Lei quindi si sente soddisfatto per quanto realizzato?

Ad essere sincero, inizialmente non ero soddisfatto anche perché mi rendevo subito conto che non riuscivamo a soddisfare quelle aspettative che si erano create nell’ isola all’indomani delle elezioni. E ho sofferto molto per questo. Oggi, nonostante persista questa  grave situazione non  dal punto di vista economico, con la Corte dei Conti che ci impone certe urgenze, guardando quello che abbiamo realizzato in questo primo anno mi rendo conto che ognuno di noi ha lavorato con impegno, donando tutto se stesso all’isola e questo mi dà fiducia per il futuro e sono sicuro che il procidano capirà i nostri sforzi  in futuro, quando vedremo qualche risultato dopo i sacrifici imposti oggi ai cittadini.

La Minoranza in questi ultimi due mesi ha assunto un atteggiamento più critico nei vostri confronti creando un clima di contrapposizione molto aspro. Qualcuno dirà: nulla di nuovo sotto il sole. Da che esiste la democrazia siamo ormai abituati in Italia a vedere questa sorta di lotta sordida e violenta tra Maggioranza e Minoranza, anche se lo spirito della Costituzione non prevedeva tale deriva negativa. Leggemmo sul vostro programma il desiderio di aprire un clima nuovo di collaborazione con la Minoranza, nello spirito costituzionale e nel rispetto dei propri ruoli. La qualcosa oggi a Procida è molto lontana. Il contrasto si è incancrenito proprio sul problema dell’Ospedale dove, dopo una partenza unitaria la Minoranza, sta tentando una sua strada autonoma.

Sento molto questo discorso nuovo da attuare con la Minoranza e penso che sia anche una caratteristica del ruolo del Sindaco il quale, pur avendo una maggioranza amministrativa, deve sempre dialogare con la Minoranza. Ed in questo sia io che il Presidente del Consiglio cerchiamo di essere attenti. Qualche caduta può esserci stata in questo primo anno, ma dalle cadute ci si può sempre rialzare. Importante è aprire sempre spazi di confronto vero, smussando quegli angoli duri e cercando il più possibile soluzioni condivise. Quello che nuoce al nostro rapporto con la Minoranza è che essa, essendo in gran parte erede della precedente Maggioranza, non ha gradito il fatto che noi abbiamo dovuto dire al paese la situazione negativa trovata al Comune. Io li comprendo, ma non potevamo venir meno a questo dovere istituzionale di verità sui fatti e di trasparenza nelle scelte.

La maggioranza del popolo procidano ha guardato con grande speranza alla sua candidatura con il desiderio di creare alternanza nella vita politica, alternanza che negli ultimi 25 anni si era bloccata. I cittadini hanno apprezzato la vostra esplicita proposta di cambiare il corso della storia dell’isola per soddisfare un’esigenza profonda di giustizia, di partecipazione, di lotta al clientelismo e alla corruzione. E’ ancora viva in voi questa esigenza e cosa vi aspettate oggi dai cittadini?

Penso che, sia in noi che nei cittadini, questa esigenza è ancora viva. Dobbiamo però continuare ad alimentarla con scelte condivise che non escludono sacrifici personali. Il bene non si costruisce senza sacrifici. Dobbiamo capire che, se vogliamo portare Procida lì dove tutti nel profondo vorremmo, ossia in quello spazio ideale che molti già ci riconoscono, dobbiamo puntare a lavorare uniti. L’unità si costruisce però lavorando insieme, costruendo relazioni corrette di rispetto reciproco, di confronto leale e mettendo al bando ogni tipo di comunicazione violenta. Invito ognuno a fare la propria parte in questo senso.

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