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Il Sindaco Dino Ambrosino: “A Procida è urgente intervenire sulla mobilità pubblica”

 
E’ ormai convinzione di tutti che il problema della mobilità pubblica a Procida è uno dei  problemi più grossi che da anni attanaglia il paese. Pertanto è urgente intervenire  per migliorare la viabilità e la vivibilità sull’isola.
Gli interessi  pubblici della collettività si scontrano con quelli individuali; tutti soffrono ma sembra che pochi siano disposti a rinunziare all’auto, al motorino, al parcheggio sulle strade, i più ritenendo il diritto alla mobilità e al parcheggio un diritto inviolabile. Le cose non stanno proprio così.
 
La mobilità, oltre a sottostare al codice stradale, deve armonizzarsi con la vivibilità, con la dimensione delle strade  e con i diritti dei pedoni. Quando mi venne raccontato il triste incidente di un anziano di 86 anni, letteralmente schiacciato al muro da un camioncino in via Principessa Margherita, ho provato un dolore fortissimo al pensiero che  la nostra gente debba subire tale sorte infame. 
 
Gli incidenti, infatti, sono continui e alcuni anche molto gravi. Ultimamente l’incidente di un ciclista ci ha fatto tremare tutti, tanto che va ripensata anche   la circolazione indiscriminata delle biciclette, diventata molto pericolosa prima di tutto per chi guida la bici: non esistono, infatti, piste ciclabili ed è illusorio pensare che domani possano esserci, avendo strade di tre metri di larghezza prive di marciapiedi e di corridoi pedonali.
 
Grave inoltre è il problema del parcheggio sulle strade. Da anni  è diventato consuetudine parcheggiare la propria auto o il proprio motorino sulla strada. Stiamo cercando di far capire ai cittadini che tale consuetudine è stata un’imprudenza e che essa va corretta con l’introduzione di strisce blu e solo in determinati tratti.
 
Le piazze vanno intanto liberate dalle auto e restituite alla vita sociale della popolazione. Esse hanno una funzione  importantissima, sono gli spazi di aggregazione dove i cittadini devono potersi ritrovare serenamente. Ridurle ad autorimesse a cielo aperto è stato un errore, e bisognerà quindi correggere anche questa abitudine e convincere i cittadini  ad operare un’inversione di tendenza.
 
Ho visto ultimamente con quanta fatica gli abitanti di Casale Principe Umberto hanno accolto la decisione amministrativa di liberare la piazza di tale Casale dalle auto. Capisco però che coloro che sono stati abituati da tempo ad occupare tranquillamente il suolo pubblico senza pagar pedaggio, oggi non vogliono accettare tali nuove disposizioni. Tuttavia penso che ogni cittadino deve saper anteporre il bene comune al bene individuale.
 
In quanto Sindaco ho il dovere  morale e civico di aiutare la cittadinanza  a prendere coscienza del grande valore che è il bene comune della collettività, all’interno del quale dovranno rimodularsi le esigenze e la fruizione dei  diritti dei   singoli cittadini. Per questo stiamo praticando una politica di passi graduali, onde permettere al cittadino di  maturare una visone delle cose più collettiva, anche perché il numero delle auto e dei motorini è cresciuto vertiginosamente in questi ultimi decenni, ed è pura follia pensare che su 3,7 Kmq,  con strade limitate in larghezza, si possa usufruire indiscriminatamente  di tali numerosi veicoli.
 
Molti, forse, non sanno che una strada per essere adibita al traffico deve avere marciapiedi idonei e  corridoi pedonali. Ma  volendo creare marciapiedi e corridoi pedonali dovremmo chiudere la maggior parte delle strade al traffico. Unica alternativa praticabile oggi è quella di limitare la sosta e lo scorrimento sulle strade, creando fasce orarie aperte al traffico e fasce orarie pedonali, creando zone a traffico limitato ai soli residenti, liberando le piazze e i casali dalle auto e rendendo in tal modo  l’auto e il motorino strumenti di uso straordinario e non strumenti di uso ordinario.
 
Ho ricevuto molti ringraziamenti per le fasce orarie pedonali adottate durante il periodo pasquale e molti mi hanno sollecitato a riproporle non solo in estate ma, almeno, ogni domenica. Infatti vogliamo rendere più vivibile l’isola ogni domenica e ogni festività, con fasce orarie pedonali dalle 10,30 alle 13 e dalle 17 alle 20. A luglio e agosto poi amplieremo tali fasce orarie pedonali tutte le sere dalla 19 alle 21, dalle 21,30 alle 24, e dalle 24,30 alle 4. Inoltre, tutta la Marina Grande sul lato prospiciente alle abitazioni e al commercio diventerà pedonale ed anche il tratto di via Vittorio Emanuele che va da San Leonardo al Porto. Ugualmente, dai prossimi giorni e fino a settembre, il tratto di via Giovanni da Procida che va  dal Lungomare Cristoforo Colombo fino alla Marina Chiaiolella diventerà zona a traffico limitato con divieto di parcheggio.

 
E’ certamente un processo di rieducazione che dobbiamo condividere insieme e portarlo avanti, sapendo tutti accettare qualche sacrifico per un bene più grande. 
Sono convinto che la ragionevolezza è il buon senso alla fine prevarrà e la nostra vivibilità ne acquisterà in serenità.
 
Il Sindaco Raimondo Ambrosino
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Intervista al Sindaco: la questione dissesto economico e il futuro di Terra Murata

Sindaco, girano voci allarmistiche circa la situazione economica del nostro Comune e sull’intransigenza della Corte dei Conti. Vuole dirci un po’ la situazione reale su questo aspetto che da un po’ ci tiene col fiato sospeso?

Purtroppo sono costretto a ripetere quanto già ho detto nel passato. Ma ho il dovere di dirlo perché nell’ultimo incontro con la Corte dei Conti la tensione è cresciuta relativamente al piano di riequilibrio presentato per gli anni 2013-2014-2015. È cresciuta perché quel piano, da noi all’epoca bocciato quando eravamo in Minoranza, oggi ricade sulla nostra Amministrazione e la Corte dei Conti chiede a noi il rendiconto del mancato incasso di quei 7 milioni di euro di disavanzo allora dichiarati.

La Corte dei Conti non riconosce che quel piano e il mancato riequilibro è dovuto essenzialmente ai precedenti Amministratori?

Si lo riconosce, ma per la Corte dei Conti è il Comune a dover sempre dare le risposte alle sue richieste, indipendentemente da chi amministra. Per la Corte dei Conti c’è continuità amministrativa, per cui se un Amministratore crea un grosso debito e non viene riconfermato dai cittadini, è la nuova Amministrazione che dovrà accollarsi quel debito e pagarlo, pena la dichiarazione del dissesto.

Forse in questo senso lei dice che la tensione è cresciuta tra l’Amministrazione e la Corte dei Conti?

Sì esattamente. La Corte dei Conti è come se dicesse: “l’Amministrazione precedente ha presentato un piano di riequilibro nel 2013, ma, poiché questo piano non è stato attuato, ora chiediamo a voi di riparare questa mancata attuazione del riequilibro e se non riuscirete a farlo, il Prefetto può imporvi il dissesto”.

Conti alla mano, che cosa vi contesta la Corte dei Conti?

Ironia della sorte ci contesta che il piano di ammortamento proposto dalla Giunta Capezzuto e per il quale noi votammo contro, non ha generato il risanamento. Tale mancanza viene addebitata a noi, nonostante abbiamo fatto presente che, insediandoci il 2 giugno 2015, non abbiamo solo trovato i 7 milioni di euro ma addirittura altri 17 milioni di massa passiva, per i quali abbiamo presentato il piano di riequilibro in 30 anni. In un solo anno e mezzo siamo riusciti a recuperare 2 milioni e 300.000 Euro tagliando spese e riducendo servizi.

Ma in che modo l’Amministrazione precedente prevedeva di coprire quei sette milioni?

Con le vendite del patrimonio: porto, case, giardini. Sperava di coprire almeno 6 milioni di Euro e poi il resto con altre soluzioni. In realtà quando hanno lasciato la guida del paese non avevano riequilibrato niente, anzi. I debiti si erano aggravati di altri 17 milioni di Euro. Come sappiamo tutti le vendite non sono espedienti sicuri. Spesso le aste vanno deserte per cui non riuscirono a coprire il disavanzo e anche noi, subentrati a giugno, abbiamo fino ad oggi recuperato solo le briciole. Pertanto rischiamo il dissesto pur non essendone responsabili.

Questo naturalmente mette in allarme la popolazione.

Siamo tutti in allarme, anche perché ci dispiace molto che questa tegola cada in un momento in cui si cominciano a vedere i primi frutti di una politica di grande rigore, che ci permette oggi di mantenere gli impegni fondamentali come il pagamento degli stipendi ai dipendenti comunali.

Non c’è verso di uscire da questo pericolo?

Unica speranza ci viene offerta dalla legge che prevede di presentare un nuovo piano di riequilibrio entro il 31 maggio. In tal caso noi potremmo spalmare questi 7 milioni di euro in 30 anni insieme ai 17 milioni che abbiamo trovato e di cui non siamo responsabili.

Tra quando si saprà il responso della Corte dei Conti?

Fra una ventina di giorni. Speriamo di poter avere questa chance del 31 maggio.

In questa drammatica situazione l’isola non ha possibilità alcuna di provvedere alla risoluzione di problemi urgenti?

Per i problemi strutturali dell’isola, per i progetti culturali, bisogna candidarsi ai fondi regionali ed europei che sono finalizzati esclusivamente a progetti ben definiti e non possono confluire nel risanamento.

Tra i problemi più urgenti c’è sicuramente quello del pericolo di crolli sulla collina di Terra Murata che sostiene Palazzo d’Avalos, l’Abbazia  di San Michele e tutto il nucleo abitativo, compreso l’ex Conservatorio delle Orfane.

Sì, è ormai risaputo che le continue erosioni marine stanno mettendo in pericolo l’intera collina di Terra Murata dove è concentrato un patrimonio storico e architettonico di inestimabile valore. Per cui abbiamo pensato che era importante agire chiedendo finanziamenti urgenti, in quanto il lavoro da effettuare è di grossa portata. Si tratta infatti di un intervento ingegneristico che richiede una progettazione adeguata di alto livello professionale con una oculata e necessaria consulenza geologica.

Da quanto lei ci ha detto prima il Comune di Procida non dispone questi fondi per tale progettazione.

Sì al momento è così, per cui abbiamo dovuto “aggirare l’ostacolo” ricorrendo al Fondo di Rotazione Regionale, messo a disposizione dei Comuni e degli Enti per pagare i progetti.

Ci può spiegare un po’ meglio la funzione di questo Fondo di Rotazione?

La Regione prima di assegnare fondi per un progetto di salvaguardia del territorio vuole che nei dettagli tale progetto espliciti le fasi di lavorazione e di ultimazione con i relativi pareri scientifici e tecnici. Un progetto dunque esecutivo a tutti gli effetti e non solo enunciato. Questi piani richiedono somme ingenti che spesso mancano ai Comuni. Perciò è la Regione, attingendo al suddetto Fondo di Rotazione, a finanziare il progetto. Dopo il primo “via libera” esecutivo, il Comune candida il proprio progetto al finanziamento dei lavori e delle relative spese per la progettazione. Ottenuto l’accredito, la Regione recupererà la parte del Fondo di Rotazione attribuita al Comune e la metterà a disposizione di altri Comuni. Da qui il nome “Fondo di Rotazione”.

Ma i finanziamenti non vengono dalla Regione?

No, per questi obiettivi di grossa portata e di salvaguardia ambientale sono previsti finanziamenti europei per attribuire i quali si prendono in considerazione solo i progetti realmente esecutivi.

Voi avere candidato quindi il progetto della salvaguardia della Collina di Terra Murata al Fondo di Rotazione?

Sono state presentate 1900 richieste. La Regione ha steso una graduatoria relativa all’urgenza delle richieste. La nostra si è collocata al 380.mo posto. Fino ad oggi ne hanno finanziate 210, speriamo che nel prossimo finanziamento potremo rientrare anche noi.

L’Assessore alla Regione sostiene il nostro progetto?

È stato sull’isola, si è reso contro dell’urgenza e ci ha assicurato che accederemo a questo Fondo di Rotazione. Bisognerà rinforzare tutta la collina da Palazzo d’Avalos all’Abbazia con una grande piattaforma marina sulla quale poi saranno collocate le infrastrutture di rinforzo. E la piattaforma, una volta completata l’opera, costituirà anche una passeggiata pedonale.

Nell’opinione pubblica si dice spesso che l’Abbazia è Comunale e che il Comune ha il dovere di provvedere al suo recupero.

La Chiesa non è di proprietà del Comune, appartiene alla Agenzia del Demanio. E quando si parla di Agenzia del Demanio non bisogna confonderla con il Demanio naturale costituito da pezzi di territorio, coste e porti, alcuni gestiti dal Comune e altri dalla Regione. Noi per esempio gestiamo le spiagge, mentre i porti sono gestiti dalla Regione.

Qual’è allora la differenza fra il Demanio naturale e l’Agenzia del Demanio a cui appartiene la chiesa di San Michele?

L’Agenzia del Demanio è un’agenzia statale autonoma, entrata in funzione dopo il 1999 e si occupa del Demanio accidentale. È lei che dovrebbe provvedere all’Abbazia.

Quindi non spetta a voi provvedere al restauro dell’Abbazia?

Non spetta a noi, ma poiché essa è parte viva della nostra tradizione, noi ci siamo fatti carico di richiedere tramite l’ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) un fondo  per restaurare la chiesa e per creare una piscina comunale.

E per il restauro del Palazzo D’Avalos?

Anche per il Palazzo d’Avalos, che è diventato di proprietà comunale sotto condizione, abbiamo fatto richiesta al Fondo di Rotazione Regionale, ma poiché esso non è stato ritenuto un progetto urgente si è classificato al 1800mo posto. Pertanto dobbiamo provvedere autonomamente se vogliamo far avanzare il progetto approvato dal Ministero e preparato dall’architetto Rosalba Iodice.

Ci sono novità a riguardo?

Dal punto di vista di finanziamenti pubblici o privati non ci sono ancora novità. L’unica notizia importante – che presto diventerà pubblica – è il piano particolareggiato che l’architetto Iodice sta preparando, ossia un piano urbanistico che definirà nei dettagli la destinazione d’uso di tutto il complesso carcerario, punto per punto, in corrispondenza del piano generale di valorizzazione. In tal modo si potrà effettuare una lottizzazione negli investimenti e questo speriamo ne possa portare alcuni finalizzati non all’intero complesso ma solo ad una parte di esso. Le visite guidate che ormai sono cominciate, come pure le convenzioni con i Tour Operator avranno anche la funzione non secondaria di tenere sempre accesi i riflettori su questo monumento di notevole importanza storica e architettonica.

Tornando per un attimo al problema economico e alla possibilità dei dissesto. Se malauguratamente ci fosse imposto, come dovremmo reagire?

Se ci verrà tolta la possibilità di governare e ci verrà imposto il dissesto, certamente faremo ricorso e tenteremo di far capire le nostre ragioni e il fatto che non siamo responsabili di questo peso che grava sulle spalle dei procidani. La popolazione ha il dovere di sapere tutto questo, anche se comprendo che essa, poiché per decenni non è mai stata resa cosciente di come si amministrava il bene pubblico, esprime spesso distacco e scetticismo anche sulle informazioni che noi cerchiamo di dare. Senza una vera cultura della trasparenza Procida non potrà andare lontano. Bisogna crearla questa cultura della trasparenza. Il cittadino deve sapere come viene speso anche il minimo spicciolo, perché noi amministriamo i soldi dei cittadini, non i nostri. Deve sempre poter accedere a tutti gli atti prodotti dall’Amministratore suo rappresentante. E poi dobbiamo combattere ogni tipo di illegalità e di clientelismo. Perché l’illegalità e il clientelismo sono l’anticamera della corruzione. È nostro dovere quindi impegnarci per la trasparenza la legalità.

E con questo auspicio e con questi sentimenti che rivolgo anche un augurio per le imminenti feste pasquali a tutte le famiglie, ai giovani, alle associazioni della nostra isola.

 

A cura di Vivere Procida

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Incontro del Sindaco con l’Istituto Superiore sul tema della mobilità

COMUNICATO STAMPA

COMUNE DI PROCIDA

 

Si è realizzato nei giorni scorsi, nella Sala Consiliare, l’atteso incontro tra il Sindaco Raimondo Ambrosino e i rappresentanti dell’Istituto Superiore di Procida. Preseti la Dirigente Maria Saletta Longobardo, un buon numero di Docenti e numerosi studenti in rappresentanza delle classi. Erano inoltre stati invitati anche i residenti nel vicoletto comunale che da via P. Umberto conduce all’Istituto Nautico.

L’argomento all’ordine del giorno era “la mobilità sul territorio”, con esplicito riferimento alla decisione presa dall’Amministrazione di chiudere al traffico  – com’era già nel passato –  il vicoletto, per l’insostenibile situazione ambientale venutasi a creare, dato l’enorme numero di motoveicoli e automezzi che si inoltravano in esso, con forti danni ambientali ed ecologici.

Infatti, dopo numerosi tentativi di dissuasione da parte della Polizia Municipale durata circa due mesi, è stato ripristinato il divieto di accesso con l’ eccezione per i pochi residenti, i quali però hanno accettato di non usare i propri automezzi negli orari di ingresso e di uscita degli studenti pedoni.

Il Sindaco ha assicurato un aumento dei parcheggi per motorini a Marina Grande, lato Est, nei pressi dell’ingresso principale dell’Istituto.

Egli inoltre, di fronte ad alcuni interventi molto critici nei confronti del provvedimento, ha precisato che esso non è un provvedimento isolato, ma si inserisce  in un piano globale per l’isola per una tutela della circolazione nel pieno rispetto della carta dei diritti europei  dei pedoni: aumento delle strisce blu in molte strade, eliminazione delle strisce bianche in via Libertà, zone a traffico limitato, zone pedonali, aumento delle fasce orarie pedonali nei periodi estivi.

Il dibattito è stato vivace e stimolante, ma sempre  nel rispetto delle posizioni, e gli studenti si sono mostrati interessati al grave  problema della mobilità, ritenendolo uno dei più importanti per l’isola.

Il Sindaco, inoltre,  ha ribadito che  l’Amministratore deve guardare i problemi sempre in un ottica generale e non individualistica, nella ricerca di quel “bene comune” tante volte sbandierato invano, che chiede però sempre qualche limitazione.

Concludendo l’incontro, il Sindaco ha affermato che di fonte alle problematiche controverse e lì dove emergono diversità di posizioni è necessario portare avanti un confronto aperto e leale, civile e democratico, per addivenire ad una soluzione sempre più partecipata.

Veniva, infine, auspicata la possibilità di altri confronti su tematiche diverse tra l’Istituzione Comune di Procida e l’Istituzione Scuola Superiore “F. Caracciolo – G. Da Procida”.

 

A cura di Vivere Procida

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Lettera Aperta del Sindaco Dino Ambrosino ai Cittadini

Cari concittadini,

dopo i  comunicati della minoranza politica “Per Procida” che hanno provocato in noi sentimenti di amarezza,  diciamo subito che è  nostra ferma e decisa volontà quella di continuare l’impegno preso con ancora maggiore forza e determinazione, cercando di instaurare un clima di onesta  e istituzionale collaborazione nella vita politica, con una forte esigenza di confronto reale, con la Minoranza, sui tanti problemi che affliggono l’isola, nel desiderio che al Comune ci sia lealtà, trasparenza sempre; quella lealtà e trasparenza che ci renderanno capaci di imparare  anche dai nostri limiti.

Quello che muove il nostro agire ogni giorno è l’esigenza di avviare un processo nuovo di cambiamento reale, coscienti delle fragilità oggettive della condizione storica in cui l’isola, anche per scelte politiche del passato, oggi è venuta a trovarsi. Decenni di lotte di contrapposizione pregiudiziale e spesso violenta tra Maggioranza e Minoranza, inducendo spesso i cittadini a pensare che quella era la politica. Niente di più falso. 

Sia ben chiaro a tutti voi che non vogliamo occupare spazi di potere – non è questa la visione politica che ci appartiene -, ma il nostro agire nasce solo da una volontà di servire il paese, servire i cittadini e i più deboli fra essi, e vorremmo che anche la Minoranza fosse accanto a noi in questo servizio, pur nel ruolo istituzionale di controllo  degli atti e dei provvedimenti.

Siamo chiamati a lavorare insieme, ma in questo momento si lavora male perché manca quel confronto autentico e quel dialogo senza il quale nessuna politica ha senso, a livello locale ma anche a livello nazionale. I comunicati di cui sopra ne sono una prova evidente.

Vorremmo che la minoranza dicesse ai cittadini con chiarezza, perché quel tale giorno ha deliberato insieme a noi della maggioranza e perché  invece in un’altra seduta  non lo ha fatto, dicendo con chiarezza: “Abbiamo votato il provvedimento proposto dall’Amministrazione in quanto esso è stato pienamente condiviso e, anche dal nostro punto di vista, va a beneficio dei cittadini” oppure in caso contrario: “Ci siamo opposti all’Amministrazione in quanto essa  ha prodotto questo atto illegale, per i seguenti motivi…”. Ecco quanto ci aspetteremmo di sentire e di leggere dalla Minoranza, senza per questo venir meno quel confronto serio su tutti i problemi all’interno delle Commissioni Consiliari, nel Consiglio Comunale e in altre opportunità.

Ricevere invece, manciate di fango addosso, come è stato con questi ultimi comunicati ha solo fatto male a noi tutti della Maggioranza, alla vita politica e al paese.

Vengono derisi e banalizzati i nostri mezzi di informazione. Ebbene sappiano i cittadini che per noi è un diritto-dovere informare tutti sull’andamento di ogni procedura politica, delle difficoltà economiche presenti, delle scelte che si fanno, per cui oltre al sito del Comune, abbiamo ritenuto opportuno e necessario un secondo e più ampio canale di informazione, “Vivere Procida”, con una diffusione ancora più a largo e promuovendo incontri di informazione pubblica.

 Inoltre  abbiamo portato avanti l’impegno sulla trasparenza per dare ad ogni cittadino la possibilità di conoscere e visionare ogni atto politico. Come ha ripetuto più volte Cantone, la corruzione si combatte anche in questo modo.  Niente di quello che avviene nelle stanze della politica deve essere nascosto. Voglio ricordare che su questo aspetto della trasparenza facemmo la nostra battaglia politica come Minoranza con la Giunta Capezzuto, per prendere visione di tutti gli atti relativi alle società partecipate. Ma fu una battaglia persa e, fino  al 31 maggio 2015 non ci fu data la possibilità di conoscere tali atti.

Noi vogliamo con forza che questo non accada mai più. Non solo i Consiglieri ma anche i cittadini, dal nostro punto di vista, devono avere libero accesso agli atti che riguardano la vita del Comune, in quanto il politico amministra per conto dei cittadini.

Molte le emergenze che abbiamo incontrato in questo anno e mezzo, quella economica in primo luogo, quella del funzionamento della casa comunale, dei lavori pubblici, del crollo di alcune strade, della raccolta rifiuti e sempre abbiamo dato fondo a tutte le nostre forze  con risultati a nostro parere più che soddisfacenti. I cittadini, però, devono conoscere come vanno le cose e il perché oggi perdurano certe difficoltà.

Desideriamo fortemente che si alzi la consapevolezza pubblica di cosa significhi amministrare un paese e capire in che modo si possa avviare nell’isola un processo virtuoso, anche con l’aiuto e la partecipazione di quei cittadini volontari disposti a dare il proprio contributo per il “bene comune”.

Si è irriso a questo mio insistere sul “bene comune”. Ebbene è nostra convinzione che senza l’obiettivo costante del “bene comune”, un paese viene male amministrato. E su questo vorrei fermarmi un attimo.

Cercare il “bene comune” nella politica territoriale e ambientale significa innanzitutto avere cura del patrimonio comunale, non disperderlo, non venderlo, ma metterlo a frutto per il bene della collettività. Se nel passato abbiamo perso Santa Margherita alla Chiaiolella, il Porto Turistico a Marina Grande, dobbiamo lavorare per non perdere altri beni ambientali; significa fermare la deriva finanziaria che ha portato al 31 maggio 2015  una massa debitoria di circa 14 milioni di euro, mettendo oggi il Comune in grande difficoltà operativa e che peserà sui cittadini per molti anni, riducendo le spese comunali, senza far venir meno i servizi fondamentali,  e recuperando ogni mese le somme necessarie per pagare gli stipendi ai dipendenti.

Nel campo dei lavori pubblici, ha significato prendere in mano quei provvedimenti che la precedente Amministrazione aveva avviato, correggendo possibilmente quegli errori precedentemente commessi nella gestione della Casa Comunale; ha significato intervenire, sostenere, incentivare, motivare gli uffici che si sono trovati con molto lavoro sulle spalle e con 30 dipendenti in meno, intervenendo non senza fatica  negli uffici lì dove si erano avviate inchieste giudiziarie gravi e dolorose; e, a livello del volontariato, ha significato valorizzare il lavoro di tutte le associazioni presenti sul territorio, nel tentativo di creare una maggiore collaborazione tra di esse e con il Comune, riuscendo tra l’altro ad aprire il Palazzo d’Avalos al pubblico, evitando di creare una nuova società di gestione del servizio a carico dei cittadini.

Logicamente non dico che tutto questo sia facile e che non possono esserci anche errori di valutazione e di scelta.  Dobbiamo, però, sapere tutti che c’è un nemico da sconfiggere nel momento in cui vogliamo portare avanti la politica del “bene comune”. E’ un nemico molto diffuso, presente in ogni azienda, in ogni scuola, in ogni famiglia ed anche in un Comune: l’individualismo.

Se in un Comune i cittadini guardano solo il proprio interesse, il proprio beneficio e non quello di tutti, allora la politica può diventare clientelare e sporca e il “bene comune” va a farsi friggere. E questo può accadere sempre e a tutti. Pertanto affinché ci sia il “bene comune” a Procida occorre saper pagare un prezzo, saper accettare qualche sacrificio e rinunciare a qualcosa di individuale.

Porto sempre  l’esempio del traffico sulle nostre strade, uno dei problemi più grandi e non ancora risolto anche perché l’atteggiamento di tanta parte della popolazione è quello di guardare primariamente l’interesse e il benessere personale. Se vogliamo però che l’isola ritrovi sicurezza sulle strade, serenità di vita, bellezza e armonia, ognuno dovrà saper rinunciare a qualcosa.

Ecco allora l’invito che rivolgo alle forze politiche tutte, di Maggioranza e di Minoranza,  alle Istituzioni scolastiche, alle Associazioni, alle Comunità religiose e ad ogni singolo cittadino di lavorare  insieme per promuove atteggiamenti, comportamenti e scelte orientate a promuovere il “bene comune”, mettendo da parte rivalità, contrasti, divisioni che nascono purtroppo da lontano, e che rappresentano un ostacolo ad una Procida che sia all’altezza della sua vocazione marinara, culturale e turistica. Promuoviamo invece in tutte le sedi quel dialogo fra le diverse posizioni, un confronto vivo e produttivo sulle scelte da operare, combattendo insieme l’illegalità, la corruzione, l’individualismo, il clientelismo, la disonestà e la prevaricazione.

Ma soprattutto vorrei invitare i “miei consiglieri di Minoranza” a non disperdere in comunicati denigratori la loro forza e la loro capacità politica , e ad essere presenti sempre al Comune in tutte le sedi opportune e non opportune per offrire il loro contributo critico ma costruttivo per la rinascita dell’isola.

Il Sindaco

Raimondo Ambrosino

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“Crescere insieme” Intervista di fine anno al Sindaco Raimondo Ambrosino

Abbiamo incontrato il Sindaco Raimondo Ambrosino il 28 dicembre mattina per tentare con lui un bilancio, se pur sommario, di questo primo anno e mezzo di vita amministrativa. Era ancora viva in lui l’emozione per la serata a Marina Corricella con il “presepe vivente”: “Una serata di grande coinvolgimento, con il contributo di tutte le associazioni, le grancie… per offrire al paese un lavoro significativo di spessore culturale e sociale.”

Vivere Procida: Sindaco se volessimo tentare un bilancio di questo primo anno e mezzo di lavoro, cosa ci direbbe?

Sindaco: Sono stati mesi molto impegnativi, per certi versi duri, ma ricchi di risultati. Impegnativi perché la maggior parte di noi non si era mai trovato in un ruolo amministrativo, ma anche perché siamo stati catapultati in una serie di situazioni complesse e difficili, con lavori avviati dai precedenti amministratori che si sono letteralmente dileguati senza neanche un passaggio di consegne doveroso, a nostro parere. Scadenze impellenti che ci hanno letteralmente travolti: basti pensare al Waterfront da ultimare entro il dicembre 2015, la metanizzazione da portare avanti, la Corte dei Conti che non ammetteva ritardi rispetto alle gravi deficienze di carattere economico di chi ci aveva preceduto. Mesi impegnativi e duri anche perché è subito scattata da parte della Minoranza una campagna mediatica denigratoria che continuamente ci classificava come incompetenti e incapaci.

V.P. Quali sentimenti nascevano in voi in questa non facile situazione?

S. Sentimenti contrastanti. Da una parte il senso di responsabilità ci sollecitava a non fermarci e a dare fondo a tutte le nostre energie, dall’altra l’amarezza di veder crescere intorno a noi un senso di disistima e di critica ad oltranza.

V.P. Dove avete attinto la forza per non mollare?

S. Sentivamo la responsabilità di una chiamata popolare a cambiare la storia della nostra isola, per cui, come si suol dire, abbiamo messo “la testa a terra” e lavorato come muli, sacrificando anche un po’ la famiglia e cercando di creare corpo tra noi. Da tener presente che non c’era ancora nel gruppo spirito di corpo e così, lottando ogni giorno a denti stretti, abbiamo cercato di tirare il paese fuori dalle sabbie mobili nel quale era precipitato. Siamo coscienti che in questa fase che non è durata un giorno ma mesi, possiamo aver commesso qualche errore politico, ma ci ha salvato la volontà collettiva di riportare l’isola nella legalità dopo i tremendi  avvisi di garanzia e i rinvii a giudizio di dirigenti e impiegati comunali.

V.P. Una situazione inimmaginabile fino a qualche giorno prima?

S. Non pensavamo di trovarci in uno sfacelo di così vaste dimensioni. Adempimenti disattesi, situazione economica al collasso, lavori da ultimare, uffici comunali senza personale e con l’immagine esterna sui giornali di un Comune fallimentare e corrotto. Tutti ci invitavano a dichiarare il dissesto. Anche il ragioniere Capo ci proponeva questa soluzione. Ne abbiamo discusso a lungo tra noi ed infine, pensando di fare il bene dell’isola, abbiamo deciso di tentare una strada alternativa, con tagli a tutte le spese e con un minimo tributo aggiunto ai cittadini. I tentativi sono stati considerati positivamente dalla Corte dei Conti che ci ha dato fiducia. Il risultato finali di oggi è per certi versi sorprendente. L’ultimo bilancio del 2014 della precedente amministrazione prevedeva una spesa corrente di 9 milioni e 300.000 euro; quest’anno abbiamo chiuso il bilancio riducendo la spesa a 7 milioni e 500.000 euro.

V.P. Com’è stato possibile?

S. Come dicevo prima, con tagli alle spese in tutti gli assessorati, con i pensionamenti dei dipendenti, anche se i benefici non si vedono perché queste somme vanno a coprire  i debiti pregressi…Abbiamo però in tal modo arrestato un’emorragia che stava dissanguando l’isola e avviato un processo di risanamento economico che andrà domani a beneficio di tutti, in quanto non produciamo altri debiti e sfruttiamo al meglio le poche risorse di cui disponiamo.

V.P. Per la raccolta differenziata si va avanti?

S. Abbiamo superato il 70%, migliorando la pulizia per le strade, riducendo di molto gli abbandoni di materiali ingombranti. Ma dobbiamo andare ancora più avanti per superare almeno l’80%.

V.P. Si accennava prima ai lavori pubblici:

S: C’è stato un grande impegno in questa direzione con attenzione costante alla legalità dei procedimenti, cercando sempre di sfruttare quel minimo potere di concertazione con le aziende a  beneficio del bene comune dell’isola, recuperando in tal modo il ripristino di quel decoro ed equilibrio ambientale trascurato. Stiamo infatti cercando, senza costi aggiuntivi, di eliminare i cassonetti interrati, di ripristinare la pavimentazione lì dove era necessario, e di rifare le fogne dove era necessario.

V.P. Miglioramenti anche nei collegamenti?

S. Soprattutto con Pozzuoli attraverso la Società Medmar che vuole investire su Procida, e poi con il ripristino del traghetto per Monte di Procida che è risultato utile e vantaggioso per molti.

V.P. Forse un punto ancora fermo è lo sviluppo di Terra Murata.

S. Si sta lavorando nella ricerca di buoni investimenti e sappiamo che è un discorso delicato e non facile. Tuttavia  abbiamo dato un grande impulso all’apertura al pubblico del palazzo d’Avalos con grande successo di pubblico, grazie al lavoro di alcune Associazioni di volontariato che hanno risposto al bando per le visite guidate.  Sapevamo che non potevamo creare un altro “carrozzone” o una “partecipata” per cui la collaborazione con il volontario, al quale va il 25% del biglietto, sta dando risultati positivi, creando sempre più un interesse verso questo complesso di grande valore storico e culturale.

V.P. E per l’Ospedale a che punto siamo?

S. Il TAR ha sancito un nostro diritto, ossia di avere un presidio di pronto soccorso in zona disagiata. Ora c’è ancora molto da lavorare soprattutto a livello politico affinché questo diritto diventi realtà nelle decisioni della ASL NA 2.

V.P. Nel vostro programma elettorale si parlava di collaborazione con la Minoranza. Ma da quello che si sente e si legge in certi manifesti sembra che questa collaborazione non sia mai nata.

S. Lo ribadimmo nella campagna elettorale ma anche dopo: volevamo essere inclusivi e non escludere a priori un rapporto se pur dialettico e critico con la minoranza. Ma da subito la Minoranza ha giocato “sporco”,  ponendosi in atteggiamento di un attacco ingiurioso. Anche per l’Ospedale non ha voluto concordare un’azione comune e addirittura scrivendo falsità sui manifesti nei nostri confronti, salvo poi a contraddirsi nelle contestazioni formali al TAR. Il più delle volte non abbiamo risposto alle loro assurde provocazioni per non inasprire una pregiudiziale contrapposizione che nuoce molto al paese. Ancora oggi li invitiamo comunque a deporre questa acredine pregiudiziale  per affrontare invece i problemi che stanno a cuore di tutti e portare anche il loro contributo. Comprendo che la cultura politica italiana è in questo momento orientata allo scontro tra le varie parti, ma noi ci auguriamo che possa nascere a Procida un laboratorio politico di alto respiro etico, che crei rispetto per tutti, che combatta la corruzione e l’illegalità e confini definitivamente fuori il clientelismo becero e offensivo del bene comune.

V.P. Risultati sulla mobilità interna?

S. Ancora pochi dal mio punto di vista.  Aumento delle strisce blu, parcheggi gratuiti per bici e motorini, divieti di sosta, fasce pedonali estive…ma ancora ci scontriamo con una mentalità diffusa molto individualista. L’auto, il motorino viene considerato alla stregua del televisore o della lavatrice o del telefonino,  ossia un bene indispensabile da usare sempre e in ogni situazione, dimenticando però che l’auto io la posso usare solo su spazi pubblici e quindi devo tener conto del codice stradale, del rispetto dei diritti dei pedoni e dei limiti oggettivi delle dimensioni dell’isola e delle strade…Questo della mobilità è certamente  uno dei problemi più grandi dell’isola che stiamo affrontando a piccoli passi, e che ci porterà a scelte nuove nel futuro.

V.P. Si parlava prima di  difficoltà negli uffici comunali, per mancanza di personale ma anche per certi rinvii a giudizio.

S. Quello che abbiamo incontrato nel Comando della Polizia Municipale non vorremo augurarlo a nessuno. Una situazione di grande conflittualità interna ed esterna. Una fase  molto critica con accuse, denunce che ha creato tensione nel Comune e nel paese. Siamo stati costretti ad intervenire più volte per placare gli animi, per ricostruire uno spirito di corpo. Mesi e mesi di tensione continua. Oggi si comincia a respirare, ma manca la figura istituzionale del Comandante che possa garantire una formazione umana e professionale del Corpo della Polizia Municipale. Noi li stiamo incoraggiando  a lavorare con inflessibilità, precisi nelle sanzioni, a svolgere azione preventiva ma anche correttiva lì dove si vede la cattiva fede di chi vuole calpestare le regole. Stiamo cercando di far capire che la dignità del loro corpo di polizia è proporzionato ad una visione di legalità condivisa e partecipata nel rispetto di tutti i cittadini.   

V.P. Ma anche la mancanza di personale penalizza il vostro lavoro.

S. Nessun cittadini sa che in quanto Comune in predissesto, ogni provvedimento relativo al personale andava gestito, per legge, con la “Commissione ministeriale  per la finanza degli enti locali”. La precedente Amministrazione avrebbe dovuto farlo già dal 2013, ma non ha ottemperato a questo obbligo, risultando quindi inadempiente;  la qualcosa penalizza molto oggi  le nostre scelte future in quanto il ministero, che non fa distinzione tra amministratori di ieri e di oggi, non ci concede alcun beneficio nella sostituzione di impiegati in pensione o di nuovi attribuzioni di incarichi…Per cui dobbiamo lavorare con la metà dei dipendenti e con uffici privi del dirigente.

V.P. Qualche assessorato ipotizza tavoli di lavoro aperti con esperti di settore, volontari. Proposta che rientrava anche nel vostra programma, ma non ancora messa in atto istituzionalmente

S. Posso dire che sono favorevole a questa soluzione, tra l’altro già adottata da qualche Assessore e Consigliere delegato. L’emergenza iniziale ci ha un po’ distolti da questa che poteva rappresentare un forte punto di innovazione nelle gestione amministrativa aperta. Oggi superata  la fase iniziale , con l’approvazione del Regolamento per il Volontariato, forse uno degli atti più innovativi per il Comune di Procida,  si rendono necessari questi tavoli di volontari-esperti che vogliono condividere la vita amministrativa, senza pregiudizi ideologici o politici.

V.P. Il cittadino non può che essere confortato da questa volontà di apertura e di coinvolgimento delle forze del paese.  Quale raccomandazione farebbe ai procidani in questo fine anno 2016 in questa prospettiva mai abbandonata della ricerca del bene comune?

S. Vorrei augurare a tutti un passo di civiltà nuova. Superare il pensare individualmente e cercare insieme il bene comune. Crescere insieme con passione e determinazione, non in vista degli interessi personali, ma in vista di quel benessere che deve potersi offrire a tutti. Noi politici, chiamati democraticamente ad amministrare il paese, possiamo fare qualcosa, ma senza la crescita della dimensione  relazionale fra tutti non raggiungiamo l’obiettivo del bene comune. Se vogliamo il cambiamento dobbiamo metterci tutti in gioco. Dobbiamo diventare comunità. Oggi non lo siamo ancora. E’ un sogno, ma occorre sognare se vogliamo fare qualche passo in avanti. Ebbene immagino un paese ideale dove non ci sia bisogno dei vigili urbani, perché ognuno rispetta le regole e non fa il furbo a scapito degli altri. E’ questo che io vorrei per Procida e per tutti i procidani, un passe dove si possa vivere nel rispetto l’uno dell’altro e crescere insieme,  guardando insieme i problemi. E’ il mio più sentito augurio per tutti in questo fine anno 2016.

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“Stiamo lottando per la legalità e il senso del bene comune”. Intervista al Sindaco Raimondo Ambrosino

Abbiamo intervistato il Sindaco Raimondo Ambrosino su due realtà che hanno turbato la vita procidana in questi ultimi giorni. Il primo inerente all’accesso degli studenti dell’Istituto Superiore attraverso il passaggio pedonale in via Principe Umberto; il secondo di carattere economico dovuto ad alcune deficienze pregresse della ex-SEPA. Realtà apparentemente diverse, legate però entrambe al discorso della legalità e del bene comune che stanno molto a cuore al Sindaco e a “la Procida che vorrei”.

Vivere Procida: Sappiamo tutti l’accesso all’Istituto Nautico da sempre è stato un escamotage  pedonale  per raggiungere più facilmente l’Istituto il cui accesso principale è situato a Marina Grande. Un viottolo di campagna con pochissime case. Non esistevano auto o motorini e i nostri studenti lo percorrevano senza problemi. Col tempo negli anni 60 qualche prima auto ha osato varcare quell’ingresso angusto e successivamente qualche moto, ma essendo in numero limitato  furono sopportati. Cosa è successo ora?

Sindaco: Vediamo prima cosa è successo ieri. Come si sa il numero della auto e dei motorini è cresciuto paurosamente. Sono nate delle abitazioni che hanno aperto cancelli  e si è ritenuto che quel viottolo fosse una strada percorribile, pur non avendone i requisiti.

V.P. Qualche decennio fa però l’Amministratore intravedendo il pericolo pose all’ingresso  il divieto di accesso che è stato lì fino agli anni 2000. Nessuno pensò di osservare quel divieto e in questi ultimi anni è stato tolto, non sappiamo da chi, dando così indirettamente formale accesso al viottolo a tutti.

S. La situazione oggi è diventata insostenibile, in termini di sicurezza e di viabilità per l’intera zona. Fa paura, soprattutto all’uscita, la marea di motorini che sbuca da quel varco. Non possiamo lasciare lo cose come stanno. La responsabilità politica ci porta ad intervenire. Ne ho parlato da tempo con la Dirigente Maria Saletta Longobardo che si è mostrata sensibile al problema e d’accordo sulla scelta di consentire l’accesso da via Principe Umberto solo ai pedoni.

V.P. Sappiamo infatti che da settembre i Vigili con prudenza e senza infierire hanno cercato in tutti i modi di far capire agli studenti che si recavano a scuola col motorino di raggiungere Marina Grande.

S. Due mesi non sono stati sufficienti a far capire a molti studenti  che per il “bene comune” bisognava lasciare il viottolo ai pedoni. Con una serie di infrazioni, alcuni di essi, sapendo della presenza dei vigili a San Leonardo,  percorrendo via san Rocco e Via Principe Umberto in controsenso,  aggiravano l’ostacolo e si portavano ancora nel viottolo con la moto. E come se questi studenti si fossero convinti che esiste solo una volontà individuale prevalente sulla volontà collettiva; il bene personale prima del bene comune. La qualcosa è davvero dolorosa dal punto di vista sociale e politico. Se un giovane perde il senso del bene comune il paese è destinato all’anarchia nel senso che ognuno ascolta solo se stesso e agisce  individualmente, a scapito di quelle norme che devono tutelare l’intera collettività… E’ a questo punto che il Comando Vigili, presa coscienza della grave situazione, ha inteso stopparla con più energia, multando  quei trasgressori  che per vie traverse  si erano ancora una volta portati nel viottolo.

V.P. Praticamente  questi studenti si rifiutavano di rispettare un provvedimento amministrativo, senza sapere che una tale trasgressione è punibile dalla legge.

S. Sì, hanno sottovalutato l’importanza sociale di esso. E ci dispiace molto che alcuni genitori hanno preso le difese dei figli. Pertanto ho chiesto alla Dirigente di predisporre un incontro perché voglio parlare con questi giovani che, ancora oggi, pensano di essere nel giusto. Voglio con loro parlare del bene comune, del bene relazionale e su come realizzare un vero spirito comunitario nell’isola.

V.P. Pensiamo che questo episodio sia  un campanello d’allarme che deve far riflettere tutti, soprattutto le famiglie e le scuole.

S. E’ necessario recuperare quelle forze sociali che ancora non hanno smarrito il senso di appartenenza a quella comunità ideale che i nostri avi ci hanno lasciato, e lavorare insieme  in un progetto collettivo affinché l’isola combatti quel senso di irresponsabilità che sempre può svilupparsi in un paese.

V. P. Passiamo ora alla seconda realtà che incide sull’aspetto economico  del Comune, il quale sta cercando faticosamente  di far fronte a debiti  di grossa portata con limitazioni forti di spese, di servizi sociali, di personale, con ricadute sulla cittadinanza che è costretta ad accettare un ridotto numero di servizi sociali e un aggravio di tasse.  Si ritorna a parlare della SEPA, che oltre ad aver lasciato un buco di 3 milioni di euro,  già conteggiati in quei 24 milioni di euro complessivi che pesano sulla comunità, ha lasciato scoperto un altro pagamento alla Provincia di 1 milione e 200.000 euro. Perché solo ora viene fuori questo ulteriore debito?

S. Tutti sanno che per molti anni la raccolta rifiuti è stata gestita dalla SEPA: società partecipata istituita dal Comune con l’azienda San Marco, inizialmente  70% quota Comune, 30% quota San Marco e successivamente con la San Marco socio di maggioranza. Di fatto i precedenti Amministratori hanno messo la raccolta rifiuti in mano alla San Marco. Questo avveniva nel 2003. Nel bilancio annuale era prevista un’imposta obbligatoria  per la Provincia. Ma dal 2003 al 2009 questa imposta non è stata pagata e nel 2012  arrivò un sollecito di pagamento al Sindaco di allora. Ma tale sollecito non fu portato a conoscenza del Consiglio  Comunale né si provvide ad estinguere il debito.

V.P. In quello stesso periodo la Prefettura aveva inviato anche due  notifiche  relativa ad una interdittiva antimafia che aveva colpito la San Marco.

S. Ma anche quelle due volte l’Amministrazione non  portò le notifiche  a conoscenza il Consiglio Comunale né permise ai consiglieri di minoranza l’accesso agli atti delle SEPA. L’opposizione allora si recò in Prefettura e venne a conoscenza delle interdittive, dopo di che la Prefettura impose lo scioglimento del  contratto con la SEPA, la quale aveva già creato un ulteriore buco di 3 milioni  non pagando  le discariche. Inoltre era cresciuto sempre più il numero dei dipendenti della SEPA arrivato a quota 45. Un numero altissimo per le nostre esigenze, ma che la TEKRA ditta vincitrice della gara di appalto ha dovuto ereditare. Come opposizione  invitammo gli Amministratori dell’epoca ad essere più oculati  nella gestione dei rifiuti, ma rimanemmo inascoltati…Oggi purtroppo i nodi vengono al pettine e la Città Metropolitana ci chiede questo milione e 2000.000 euro…Forse comprendiamo il perché i nostri precedenti amministratori non volevano mostrarci i documenti delle Società partecipate. Purtroppo oggi la SEPA non c’è più in quanto è fallita e il debito viene richiesto a noi, o meglio alla comunità procidana.

V.P. Ma la SEPA non aveva un Consiglio di Amministrazione con precise responsabilità?

S. A parte il fatto che la SEPA è fallita come dicevo prima, c’è l’aggravante che gli ultimi dirigenti di quel Consiglio di Amministrazione sono sotto processo per bancarotta fraudolenta. E purtroppo il Comune di Procida viene associato per quegli anni ai comportamenti negativi della SEPA. Logicamente non siamo stati fermi, ma abbiamo subito dovuto impugnare il provvedimento per via legale e siamo molto amareggiati  per la leggerezza con cui i precedenti Amministratori hanno operato per la raccolta rifiuti, legandosi a doppio fino ad una Società finita così miseramente.

V. P.  Pensiamo che molti cittadini non si rendano conto della gravità della situazione in cui siamo costretti a vivere oggi.

S. E’ vero, ma siamo orgogliosi di aver aperto una nuova stagione politica che ha fatto della legalità, della trasparenza e della lotta alla corruzione i caposaldi del nostro agire. C’è ancora in molti la convinzione che si va dal politico per chiedere un bene personale e poi una volta ottenutolo si lascia libero il politico di fare quello che vuole, bene o male che sia. Ci piovano addosso tante critiche, anche per una transenna o per il colore delle panchine o per come è stato dipinto il palazzo merlato…E’ un vero paradosso! Non c’è senso delle proporzioni.  Un’isola lasciata a sé stessa  con un traffico pazzesco, con disagi notevolissimi, debiti che si accumulavano paurosamente  e che oggi gravano sulle nostre famiglie e nessuno che  levava una voce di dissenso…Vogliamo solo sperare che le critiche che ci giungono siano costruttive e non voci pregiudiziali di malanimo. C’è sicuramente la fatica di portare avanti un macchina comunale senza risorse, c’è la fatica a parlare con i cittadini che, spesso, hanno paura di esporsi. Ma non siamo per niente scoraggiati.

V.P. Dove attingete la forza per affrontare questa fatica?

S. Da una scelta condivisa; una scelta culturale di fondo. Noi non siamo stati eletti per esercitare il potere sugli altri, noi siamo stati chiamati a gestire il potere con gli altri, la qualcosa è difficile e non so se ci siamo ancora riusciti; difficile perché corrisponde ad un’inversione di tendenza rispetto al passato. Abbiamo però capito che i cittadini vanno aiutati a scoprire questo modo nuovo di intendere la politica amministrativa. Di qui i nostri incontri cittadini, di qui la fatica, ma anche la soddisfazione di alcuni piccoli ma significativi risultati. Il servizio acquedotto affidato alla SAP, società al 100% comunale alla quale abbiamo anche affidato il servizio illuminazione, che ci costava 180.000 euro annui presso una società esterna. Lo stesso contratto con la SAP ci costa oggi solo 90.000 euro. Siamo riusciti ad avere un finanziamento per il Natale a Procida ed è in arrivo un grosso finanziamento per il Plesso centrale della Scuola Elementare. Siamo in attesa della risoluzione del Tar per la faccenda spinosa dell’Ospedale e ci batteremo in tutti i modi con il Presidente della Regione De Luca prossimo Commissario alla Sanità campana. Ma a parte questi risultati concreti, quello che ci sta a cuore maggiormente è  riscoprire, insieme ai cittadini, che senza uno spirito comune,  orientato al bene di tutti, l’isola non potrà mai decollare.

 

A cura di VivereProcida

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L’Amministrazione incontra i cittadini

COMUNICATO STAMPA
COMUNE DI PROCIDA

Ogni mese il Sindaco e gli Amministratori incontreranno i cittadini presso l’ ex Chiesa di San Giacomo. Al primo appuntamento, che si è svolto nel mese di settembre, era presente il Sindaco il quale ha aggiornato i cittadini su alcuni progetti in campo ed ha risposto alle domande del pubblico.

Giovedì 13 ottobre alle ore 19:00 il Vice-Sindaco e Assessore all’Ambiente e all’Ecologia Titta Lubrano e l’Assessore ai Lavori Pubblici, alle Politiche Giovanili Rossella Lauro e la Consigliera Sara Esposito con delega al Decoro Urbano incontreranno i cittadini per aggiornarli sullo “stato dei lavori” e presentare le prossime iniziative

L’obiettivo degli incontri è rafforzare l’integrazione con il territorio, dare informazioni corrette ai cittadini e spiegare le motivazioni che sostengono le scelte politiche.

Una democrazia partecipata rende il cittadino concretamente protagonista delle scelte di governo del territorio. Infatti verranno messe al centro dell’incontro le istanze presentate, i problemi che verranno illustrati e le proposte che verranno discusse.

A cura della redazione di Vivere Procida

selfie-la-procida-che-vorrei 

 

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Intervista al Sindaco Raimondo Ambrosino: “Lavoriamo insieme per il bene di Procida”

Sono passati 13 mesi dall’elezione a Sindaco di Raimondo Ambrosino. E’ forse utile tentare un primo bilancio amministrativo dopo questo periodo, rivolgendo al Sindaco alcune domande:

Un anno fa la sua elezione a Sindaco. Entusiasmo e speranza per questo cambiamento. La sua squadra è partita con slancio e lei ha dedicato molto tempo a cementare l’unità all’interno dei componenti la lista che provenivano da esperienze sociali e politiche diverse. A che punto oggi è la coesione nella squadra rispetto all’inizio?

Cosciente che si proveniva da esperienze diverse e con sensibilità diverse, ho ritenuto da subito dare molto importanza al lavoro di squadra la squadra. Il pericolo più grande che una squadra di Amministratori corre è quello che i singoli componenti, ricevuto l’incarico, vadano per conto proprio. L’individualismo in politica non paga. Un Assessore può essere anche bravissimo, ma se non riesce a stare in sintonia con tutti gli altri, la sua bravura non va a vantaggio del paese. Vedo oggi la coesione nella squadra più matura: ci conosciamo di più e c’è tra noi un confronto dialettico vivo che non esclude anche differenze di vedute. Ma non mi illudo, perché so che se vogliamo rimanere coesi dobbiamo lavorare affinché questa coesione si consolidi ogni giorno. Per questo ci incontriamo ogni giovedì e manteniamo fede a questo appuntamento al di fuori dei momenti istituzionali di Giunta o di Consiglio. E poi sono sempre a disposizione dei singoli Assessori per verificare insieme ogni scelta, ogni difficoltà…. La mia funzione principale nel gruppo è quella di garantire unità, coesione, confronto franco. Le diversità di vedute devono esserci perché allora c’è ricchezza di idee e di proposte. Non tutto è scontato…. Il paese ha però bisogno di vedere un gruppo di persone che lavorano unitariamente per il bene di tutti. Procida, forse, non ha mai avuto un collettivo così forte.

Si sentono però tra tante voci concordi anche voci discordi e critiche da parte dei cittadini sul vostro operare.

Guai se non ci fossero critiche. Certamente in un anno abbiamo potuto realizzare ancora poco, anche se sfido a trovare un’Amministrazione che in un anno abbia potuto realizzare quanto è stato fatto. C’è però da dire ch, per il confronto continuo che portiamo avanti con i cittadini, si è creato una grande aspettativa di democraticità e di partecipazione. Tuttavia il cittadino deve sapere che ci sono tempi necessari e indispensabili per attuare certi provvedimenti. Non tutte le risposte si possono dare subito e quando i problemi sono complessi la fretta potrebbe essere cattiva consigliera, perché ci porterebbe ad offrire risoluzioni superficiali. Inoltre quando si prende una decisione, dopo aver ascoltato il parere della Minoranza in Commissione e quello delle categorie interessate, può succedere che quella decisione non potrà soddisfare tutti e qualcuno disapproverà. Il lavoro di sintesi, in definitiva, spetta alla politica e il politico non deve temere l’impopolarità per certe soluzioni. Il bene comune penalizza sempre un po’ il bene del singolo. Per esempio, i cittadino che era abituato ad essere servito dalle linee L1 e L2 se non mette in conto la possibilità di servire meglio con le Circolari i procidani che abitano a Punta Serra o a Punta Solchiaro, sarà sicuramente scontento delle soluzioni adottate.

Dino

ph. by Stefano Vitiello

Proprio a riguardo della mobilità del trasporto urbano c’è stata, e forse c’è ancora, una critica diffusa….

Lo so e tutte le critiche le ho recepite profondamente, riflettendoci. Ma ritengo che le sperimentazioni vadano fatte. Se a fine settembre, valutando tutti gli aspetti, ci renderemo conto che è stato un fallimento, sarò il primo a rinunciarvi. Un paese che non cerca alternative e che lascia le cose come stanno per quieto vivere è un paese destinato alla barbarie dei prepotenti e dei furbi. E noi non vogliamo lasciare andare il paese alla deriva. Volendo potenziare il trasporto nelle periferie non avevamo scelta. Oggi non solo abbiamo una frequenza maggiore nelle zone più periferiche, ma in luglio e agosto abbiamo potenziato la linea centrale L1. E si potenzia il trasporto pubblico per scoraggiare l’uso della macchina. Il nostro sogno sarebbe quello di aiutare i procidani a capire che l’auto deve servire per i grandi viaggi e per delle necessità urgenti. Anche perché Procida non ha una rete stradale idonea a sopportare un numero così alto di auto e motorini. In accordo con i commercianti vogliamo omaggiare quei cittadini che scelgono di recarsi a fare la spesa con l’autobus. Vedo inoltre che molti commercianti hanno istituito il servizio a domicilio. Questo è molto importante perché le persone anziane  sono quelle che più soffrono per il traffico stradale. Dobbiamo avere molto a cuore le persone anziane. Aver cura degli anziani è uno dei segni più grandi di civiltà di un paese.

Abbiamo sentito critiche anche sulle strisce blu introdotte in alcune strade.

Negli anni è nata tra la nostra gente l’abitudine di parcheggiare dovunque, creando ingorghi pericolosi, privando lo spazio ai pedoni, inquinando l’atmosfera, parcheggiamo alcune volte anche davanti al negozio dove si fa la spesa. Dobbiamo capire che le nostre strade, di limitate dimensioni, non possono diventare parcheggi. Nessuno l’ha mai evidenziato fino ad oggi e si è fatto un grande errore facendo credere ai procidani che sugli spazi pubblici si potesse fare tutto quello che si vuole. Per decenni nessuno ha previsto che l’aumento annuo di moto e auto avrebbe prima o poi avute conseguenze devastanti sulla nostra isoletta a livello di vivibilità e di identità. Tutti oggi ci lamentiamo sul traffico, ma se si prende qualche decisione difforme dal passato subito la si critica. Ben venga la critica, ma ci dicano anche come pensano di risolvere il grosso problema. In alcuni paesi, se non si possiede un posto dove parcheggiare l’auto non puoi comprare l’auto, proprio perché mancano gli spazi pubblici da destinare a Parcheggi. Non dimentichiamo che molte persone sono morte sulle nostre strade, spesso anche persone  anziane. Gli incidenti, purtroppo, sono continui e ripetuti.

Il programma che avete presentato all’elettorato presentava punti di forte rinnovamento soprattutto nelle modalità di gestire il potere politico. Poi siamo venuti a conoscenza che avete trovato una situazione comunale molto disastrosa, con grosse carenze dal punto di vista economico, per cui ci vorranno anni e anni per risalire e molti sacrifici da parte della collettività. Carenze anche di personale perché non si può ripristinare l’organico assottigliato per i pensionamenti. Oggi uno degli sforzi quotidiani è trovare i fondi per pagare i dipendenti comunali. Pertanto, presi da queste emergenze, avete spesso dovuto accollarvi anche il lavoro amministrativo lavorando con gli uffici comunali. Lavoro che non spetterebbe a voi politici.

E’ vero, non spetterebbe a noi occuparci di tutti i procedimenti operativi, per esempio dell’attuazione degli eventi culturali, dei lavori pubblici, dei rischi economici, della risoluzione concreta della viabilità, dei trasporti, delle spiagge, del parco di Nettuno, della raccolta differenziata, dell’abusivismo e quant’altro c’è da fare nel paese. Tutti lavori che sono affidati per legge alla responsabilità degli uffici comunali. Sono gli uffici che ricevuto l’indirizzo politico su una data questione, o su una delibera, devono provvedere a realizzare quel tale provvedimento. Ma anche su questo ci siamo resi conto che non era stato ancora avviato quella formazione degli uffici all’autonomia procedurale. Per cui oggi siamo ancora nella fase di dover sostenere materialmente gli uffici e vediamo ancora il Dirigente e l’Assessore che insieme montano un palco o fanno i conti per far quadrare il bilancio o vanno a verificare di persona la raccolta dei rifiuti. E’ una anomalia, ma nell’emergenza non possiamo fare altrimenti. Dal punto di vista politico l’isola è veramente in una situazione disastrosa. Per fortuna abbiamo incontrato tanti cittadini che volontariamente si sono messi al nostro fianco e lavorano con noi.

Siamo ancora lontani dall’attuazione del programma politico presentato al paese?

Abbiamo sempre davanti il programma presentato agli elettori e in questo momento ci siamo concentrati su alcuni punti qualificanti e necessari che non esauriscono il tutto: salvaguardare l’identità dell’isola, migliorare la vivibilità negli spazi pubblici, sollecitare la partecipazione dei cittadini, essere trasparenti in tutto quello che si fa, tutelare la sanità pubblica che oggi viene messa seriamente in discussione con l’eliminazione del nostro Pronto Soccorso.

Sulla partecipazione dei cittadini ci sono vari modi di intenderla e viverla. Quale la sua visione a riguardo?

C’è da dire che, come a livello nazionale, anche sull’isola non c’è per la vita politica la cultura della partecipazione. Molto estesa la cultura del giudizio e della critica ma non quello della proposta e della partecipazione ad un gruppo di lavoro politico. Fino ad oggi tranne qualche esempio sporadico non ci sono stati esempi duraturi di cittadinanza attiva. Di fronte alla nostra apertura alla partecipazione, qualcuno è arrivato erroneamente a pensare che su ogni problema il Sindaco avrebbe dovuto interpellare tutti i cittadini. E’ vero che esiste lo strumento del referendum cittadino, ma esso va attuato quando ci sono problemi tali da portare il Consiglio Comunale a deliberare una tale scelta. Sono i cittadini che, riuniti in associazioni o in gruppi di interessi, diventano interlocutori validi su determinati problemi. Basta vedere come agisce oggi il Gruppo di Cittadinanza attiva, o le Associazioni dei Commercianti, degli Operatori turistici… Per questo abbiamo aperto un dialogo nuovo con le associazioni, creando un coordinamento ed un direttivo. Siamo inoltre sempre aperti al confronto con quei gruppi di cittadini che hanno approfondito un aspetto e vogliono offrire un loro contributo. Per scelte nuove e importanti, come è stato per il riassetto di Marina Grande o per altri problemi, abbiamo sempre invitato i cittadini ad una pubblica assemblea per ascoltare il loro pensiero.

Lei quindi si sente soddisfatto per quanto realizzato?

Ad essere sincero, inizialmente non ero soddisfatto anche perché mi rendevo subito conto che non riuscivamo a soddisfare quelle aspettative che si erano create nell’ isola all’indomani delle elezioni. E ho sofferto molto per questo. Oggi, nonostante persista questa  grave situazione non  dal punto di vista economico, con la Corte dei Conti che ci impone certe urgenze, guardando quello che abbiamo realizzato in questo primo anno mi rendo conto che ognuno di noi ha lavorato con impegno, donando tutto se stesso all’isola e questo mi dà fiducia per il futuro e sono sicuro che il procidano capirà i nostri sforzi  in futuro, quando vedremo qualche risultato dopo i sacrifici imposti oggi ai cittadini.

La Minoranza in questi ultimi due mesi ha assunto un atteggiamento più critico nei vostri confronti creando un clima di contrapposizione molto aspro. Qualcuno dirà: nulla di nuovo sotto il sole. Da che esiste la democrazia siamo ormai abituati in Italia a vedere questa sorta di lotta sordida e violenta tra Maggioranza e Minoranza, anche se lo spirito della Costituzione non prevedeva tale deriva negativa. Leggemmo sul vostro programma il desiderio di aprire un clima nuovo di collaborazione con la Minoranza, nello spirito costituzionale e nel rispetto dei propri ruoli. La qualcosa oggi a Procida è molto lontana. Il contrasto si è incancrenito proprio sul problema dell’Ospedale dove, dopo una partenza unitaria la Minoranza, sta tentando una sua strada autonoma.

Sento molto questo discorso nuovo da attuare con la Minoranza e penso che sia anche una caratteristica del ruolo del Sindaco il quale, pur avendo una maggioranza amministrativa, deve sempre dialogare con la Minoranza. Ed in questo sia io che il Presidente del Consiglio cerchiamo di essere attenti. Qualche caduta può esserci stata in questo primo anno, ma dalle cadute ci si può sempre rialzare. Importante è aprire sempre spazi di confronto vero, smussando quegli angoli duri e cercando il più possibile soluzioni condivise. Quello che nuoce al nostro rapporto con la Minoranza è che essa, essendo in gran parte erede della precedente Maggioranza, non ha gradito il fatto che noi abbiamo dovuto dire al paese la situazione negativa trovata al Comune. Io li comprendo, ma non potevamo venir meno a questo dovere istituzionale di verità sui fatti e di trasparenza nelle scelte.

La maggioranza del popolo procidano ha guardato con grande speranza alla sua candidatura con il desiderio di creare alternanza nella vita politica, alternanza che negli ultimi 25 anni si era bloccata. I cittadini hanno apprezzato la vostra esplicita proposta di cambiare il corso della storia dell’isola per soddisfare un’esigenza profonda di giustizia, di partecipazione, di lotta al clientelismo e alla corruzione. E’ ancora viva in voi questa esigenza e cosa vi aspettate oggi dai cittadini?

Penso che, sia in noi che nei cittadini, questa esigenza è ancora viva. Dobbiamo però continuare ad alimentarla con scelte condivise che non escludono sacrifici personali. Il bene non si costruisce senza sacrifici. Dobbiamo capire che, se vogliamo portare Procida lì dove tutti nel profondo vorremmo, ossia in quello spazio ideale che molti già ci riconoscono, dobbiamo puntare a lavorare uniti. L’unità si costruisce però lavorando insieme, costruendo relazioni corrette di rispetto reciproco, di confronto leale e mettendo al bando ogni tipo di comunicazione violenta. Invito ognuno a fare la propria parte in questo senso.

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Mobilità, intervista al Sindaco: “I problemi vanno affrontati”

dino

Il Sindaco Dino Ambrosino interviene sulle nuove disposizioni per gli autobus

Sindaco, ci sono in questi  giorni molte polemiche sui cambiamenti relativi alla circolazione degli autobus. Lei è convinto delle bontà delle decisioni prese?

Ritengo che sia normale  avere delle reazioni non positive e perplessità quando ci sono cambiamenti che toccano le nostre abitudini. Bisogna parlarne e discuterne insieme serenamente, anche perché stiamo parlando di una sperimentazione che durerà fino a settembre e poi si prenderà una decisione definitiva. La soluzione ai problemi reali  non è mai indolore, perché porta modifiche che incidono sui comportamenti umani chiedendo qualche sacrificio, un sacrificio che è sempre finalizzato al bene comune.

Perché ha ritenuto così importante toccare un’abitudine consolidata da quasi 30 anni. Quali sono i motivi che l’hanno portato a proporre una sostanziale  modifica dei percorsi.

L’isola è cambiata rispetto ad ieri, le auto e i motorini sono aumentati paurosamente, la società cambia, le esigenze mutano, voler rimanere fermi a 30 anni fa  è segno di staticità, di immobilismo, di menefreghismo, di non tener conto delle disfunzioni e dei pericoli sulle strade di cui tutti ci siamo lamentati. Una società che si lamenta ma non prova a sperimentare soluzioni alternative è una società morta. E noi vogliamo esseri vivi, pronti ai cambiamenti se servono e migliorano la situazione. Per questo abbiamo voluto che la soluzione adottata è sperimentale.

Che cosa le ha dato la forza di portare queste innovazioni, sapendo benissimo che avrebbe trovato ostacoli e resistenze?

Una convinzione profonda: se vogliamo risolvere il problema del traffico che ci assilla maggiormente, dobbiamo prima di tutto sperimentare un nuovo sistema di circolazione del trasporto pubblico.

Non si poteva aumentare qualche corsa senza muovere l’assetto precedente?

Non avendo, fino ad aggi, potuto avere dalla Regione una aumento delle corse, abbiamo ritenuto doveroso sperimentare un sistema che ci consentisse di aumentare la frequenza di certe corse, con gli attuali km di percorrenza concessi.  Questo della mobilità del trasporto pubblico è solo uno degli aspetti del più vasto e grave problema della mobilità che affligge l’isola da tempo ormai e di cui tutti più o meno ci lamentiamo.  Ci lamentiamo tutti del traffico in certe ore, degli autobus affollati, delle poche corse. Continua era la protesta degli abitanti di Solchiaro che avevano una corsa ogni ora.

Mi sembra però che il problema più grande sia il numero esorbitante di auto e motorini presenti su un territorio così piccolo di soli 3,7 chilometri quadrati.

Se vogliamo migliorare la nostra vivibilità sul territorio dobbiamo ridurre l’uso dell’auto e dei motorini. Noi abbiamo attualmente 4000 auto e 7000 motorini che invadono le nostre strade piccole, senza marciapiedi, con incidenti continui e che impediscono quel diritto sacrosanto dei pedoni di fare una passeggiata tranquilla. Forse pochi sanno che secondo il codice stradale  le strade senza marciapiedi o percorsi pedonali non potrebbero essere percorse da motoveicoli. Perché la sicurezza del pedone è prioritaria nei centri urbani. Siamo tutti smarriti quando succede un incidente e l’ultimo è avvenuto la settimana scorsa, anche abbastanza  grave.

Undicimila motoveicoli sono veramente molti per un isola così piccola.

Un numero pericoloso, viste le piccole dimensioni delle strade e considerato che ogni anno questo numero aumenta. D’altra parte dobbiamo prendere coscienza che siamo  in  un’isola densamente abitata. Siamo in Europa una dei paesi più densamente popolati, questo crea già di per sé dei problemi gravi di convivenza. Siamo tanti in poco spazio e se non condividiamo regole ben precise i conflitti tra noi aumentano.

Infatti  con Ischia abbiamo il triste primato di un numero molto alto di cause civili. Ci presentiamo al mondo come un popolo molto litigioso.

Ritengo che questo aspetto della litigiosità sia  la conseguenza di questo affollamento, che da una parte è storico ma anche conseguenza dell’urbanizzazione  e delle accresciute esigenze della società moderna. Nessuno mai ha aiutato i procidani a capire  che, viste le ridotte dimensioni dell’isola,  non potevamo aumentare il numero delle case arbitrariamente,  il numero di autoveicoli in maniera esponenziale… Purtroppo nessuno ha mai fatto intravedere che i limiti ambientali imponevano un limite per le abitazioni,  per la circolazione, per la velocità e per il parcheggio delle auto nelle strade.  Siamo andati avanti per tanti anni come se tutto era possibile. Oggi siamo costretti a prendere in mano le difficoltà di cui tutti soffriamo e  cercare insieme di capire come poterle risolvere. E’ un dovere della politica affrontare le situazioni, sperimentare nuove soluzioni.

Qualcuno afferma che, come in altri centri urbani, occorrerebbe determinare fasce orarie di percorrenza delle auto e motorini e fasce orarie di percorrenza per i pedoni. E questo sempre, sia d’inverno che d’estate.

In estate diamo la possibilità ai pedoni fasce orarie per poter tranquillamente affrontare le strade senza traffico, ma spesso poi  ci si lamentava perché le corse degli autobus erano poche. E metteremo dei pulmini in aggiunta, gratuiti.  Quest’anno ci siamo detti, prima ancora di stabilire le fasce orarie pedonali, vediamo se possiamo rendere più frequenti le corse dei mezzi pubblici.  Ne abbiamo parlato in commissione, poi  con gli esercenti, gli autisti, infine ci siamo ancora rivolti alla Regione per chiedere  più corse ma senza risultati. L’unica possibilità che avevamo era quella di sperimentare   delle circolari più brevi, per avere a disposizione una manciata di chilometri  che poteva servirci ad  aumentare la frequenza delle corse. D’altra parte è il sistema che viene adottato dovunque soprattutto lì dove i percorsi sono articolati e non lineari.

Quindi la soluzione scelta è dovuta essenzialmente a non avere a disposizione dalla Regione  più chilometri di percorrenza.

Questo è stato sicuramente un motivo primario. Ma a questo si aggiunge anche un’altra motivazione non secondaria. Se avessimo lasciato i percorsi tradizionali e aggiunto altri autobus,  sulle strade dell’isola ci saremmo trovati con ingorghi molto forti.  Tutti sanno in estate cosa succede in certi tratti dove passano gli autobus e le auto in senso contrario. Intasamenti e ingorghi con impossibilità dei pedoni a camminare, una vera follia. Anche perché noi siamo oggi ad un uso dell’auto a livello patologico. Se vogliamo scoraggiare l’uso dell’auto,  l’unica possibilità che abbiamo è intensificare le corse dei mezzi pubblici. Questa delle circolari ci è sembrata al momento l’unica strada da sperimentare.  

Qualcuno trova difficile e faticoso questo scendere da un autobus  e prenderne un altro.

Lo capisco, lo capisco per gli anziani,  ma aver portato con più frequenza gli anziani del centro storico al centro dell’isola a Piazza della Repubblica dove c’è la posta, la banca, il tabaccaio il salumiere, il fruttivendolo… tutto ciò di cui può aver bisogno è qualcosa che prima non c’era. Come pure per le persone che abitano a Solchiaro che hanno ora più possibilità di raggiungere il centro commerciale San’Antonio-Piazza Olmo.

Resta però il fatto che i mezzi non sono sempre adeguati.

Sicuramente ma dopo questi sforzi che stiamo facendo per migliorare la situazione, avremo più forza di contrattazione con la Regione e chiederemo mezzi più idonei, mezzi adeguati, tariffe agevolate, autobus elettrici.

Il cittadino fa comunque resistenza a dover lasciare l’auto a casa per prendere l’autobus.

Non dobbiamo aver paura di cambiare se questo cambiamento porta un bene più grande e ci aiuta a liberarci sempre più dalla schiavitù dell’auto, come pure dobbiamo capire che a Procida non possiamo circolare  con  macchine grandi che occupano quasi tutta la larghezza della strada. E’ una cosa assurda, ma  molti pensano che sia normale. L’assurdo che diventa normale è follia e noi non vogliamo essere folli, ma persona ragionevoli che si mettono insieme per migliorare la vita nel paese. D’altra parte si tratta di fare un esperimento. Democraticamente dobbiamo tentare vie alternative perché, lo ripeto, quello della mobilità è il primo e più grande problema dell’isola.

Senza dimenticare però il problema economico. Avere un’isola con milioni e milioni di debiti ci limita moltissimo.

Tutto comincia dall’economia. Una famiglia che non funziona a livello economico va allo sfascio. Così pure un Comune. Aver trovato tanti debiti  ci ha creato non poche difficoltà. Certamente  stiamo facendo di tutto per ridurre il debito che i nostri precedenti amministratori ci hanno lasciato e vorremmo che in futuro i nostri giovani non abbiamo più a soffrire per i debiti dei loro padri.  Umilmente posso affermare che grazie ai sacrifici che stiamo oggi facendo tutti,  dopo 30 anni per la prima volta le entrate e le uscite del Comune di Procida si pareggiano realmente. Vogliamo che la Casa comunale sia la casa del bene comune e oggi, aprile 2016,  con gioia posso affermare di aver approvato un bilancio preventivo  senza debiti e questo non accadeva da molto tempo.

A cura di Vivere Procida

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